La Riserva - introduzione

La Riserva Naturale Regionale della Foce dell'Isonzo, situata nella parte orientale della regione Friuli Venezia Giulia  lungo l'ultimo tratto del corso dell'omonimo fiume, si sviluppa su un territorio compreso nei comuni di Staranzano, San Canzian d'Isonzo, Fiumicello e Grado e copre una superficie di 2.338 ettari, 1.154 dei quali in ambiti marini. Coincide in larga parte con il Sito di Importanza Comunitaria "Foce dell'Isonzo - Isola della Cona" IT3330005 e con la omonima Zona di Protezione Speciale.


Aspetti fisici
La Riserva si estende nell'estremo orientale della pianura padana (Pianura Isontina) e comprende, procedendo da nord a sud, l'ultima parte del settore fluviale di alta pianura, caratterizzato dalle evidenti alluvioni ghiaiose, settori di bassa pianura con suoli prevalentemente limosi, sede delle vaste bonifiche del ‘900, in cui sono ancora presenti alcuni residui di bosco golenale e corsi d'acqua canalizzati di risorgiva, l'intero ambito di foce, ancora in buona parte palustre, caratterizzato dalle alluvioni argillose salmastre e salse (di golena, barena e velma), i depositi sabbiosi della barra di foce che emergono con alcuni isolotti.

Isola della Cona verso la foce dell'Isonzo, maggio 2004 - foto K. Kravos

Foce Isonzo, maggio 2004 - foto K. Kravos

Vegetazione e Flora
La Riserva, nelle località dell'Isola della Cona, del Caneo e in misura minore della Boschetta, conserva un ancor ampio ambito di palude litoranea salata e salmastra, articolato in diversi tipici habitat, mentre gli isolotti di Punta Spigolo costituiscono un piccolo, ma raro e prezioso esempio di spiagge naturali in fase di espansione. L'Isola della Cona, già famosa per i ripristini di ambienti palustri d'acqua dolce effettuati nell'ultimo ventennio, riveste una notevole importanza sotto il profilo della diversità degli habitat. Si tratta infatti di una zona assai complessa, anche in parte a causa di interventi antropici precedenti, come l'arginatura del fiume, il drenaggio delle superfici golenali, ecc. In tale situazione la mescolanza tra acque marine ed acque dolci si sviluppa in modo molto articolato, determinando la comparsa su superfici contigue, di ambienti umidi d'acqua dolce, salmastra o salata. In particola
re, ampia parte delle zone golenali salmastre meno intrise d'acqua sono occupate da praterie a Juncus gerardi, ricche di specie rare come Plantago cornuti, Allium suaveolens e pascolate dai cavalli Camargue e da bovini. Inframmezzati a queste praterie si annoverano anche giuncheti a connotazione mediterranea a Juncus acutus e Juncus maritimus, mentre i settori costantemente allagati o fradici, in prevalenza allineati lungo l'argine, ospitano i canneti a Bolboschoenus maritimus e Phragmites australis. Esternamente all'argine sinistro si estendono barene argillose con le tipiche vegetazioni d'ambiente salato: a Spartina maritima, a Juncus maritimus, ad Arthrocnemum fruticosum, corredate da altre tipiche specie alofile come Limonium vulgare, Puccinellia festuciformis, Aster tripolium, Atriplex portulacoides, Inula crithmoides, Artemisia caerulescens, ecc., la maggior parte delle quali a distribuzione mediterranea. Da sottolineare, qui, i popolamenti pionieri di specie annuali succulente dei depositi fangosi salati (con Salicornia sp. pl., Suaeda maritima, ecc.) ed in particolare quelli di Salicornia veneta (endemismo alto-adriatico) delle bassure umide e spesso inondate durante le alte maree. Anche nel Caneo (vasta area fangosa distale sulla sponda destra, non separata da argini dall'alveo fluviale e non pascolata) la Salicornia veneta - foto P. Merluzzisituazione è simile a quella presente nella golena dell'Isola della Cona, ma gli habitat sono "distribuiti" a mosaico, in una situazione che segnala un'irregolare variabilità del contenuto salino delle acque di questo punto estremo della foce, secondo l'effetto combinato dell'alta marea, degli eventi meteorologici, di quelli di piena fluviale, del ristagno più o meno prolungato delle acque dolci, con la micro-morfologia dell'isola. Raggiunto il mare, incontriamo dapprima gli ambiti di velma, con coperture algali discontinue nelle parti più spesso all'asciutto durante le basse maree, e praterie di Zostera noltii nei settori meno frequentemente all'asciutto. In seguito, sui fondali sempre sommersi, alle praterie di Zostera marina delle acque meno salate seguono le praterie a Cymodocea nodosa in condizioni di salinità più elevata. Gli stagni di marea sono invece occupati da Ruppia maritima. Da ricordare la vegetazione pioniera degli isolotti sabbiosi di Punta Spigolo, vegetazione variamente articolata e con numerose tipiche specie sia psammofile (Cakile maritima, Salsola kali, Xanthium italicum, Elytrigia atherica, ecc.) che nitrofile degli accumuli di fanerogame marine spiaggiate (Salsola soda, Atriplex tatarica, Atriplex prostrata, ecc.). A sottolineare l'importanza naturalistica e ambientale della Riserva si ricorda che, tra i numerosi habitat presenti, una ventina sono d'Interesse Comunitario (di cui 2 prioritari) e che, tra le circa 650 specie vegetali vascolari spontanee, 3 sono d'interesse comunitario (con Salicornia veneta specie prioritaria) e 22, con presenza recentemente confermata, sono di Lista Rossa.

Fauna
Anche limitando l'esame ai soli vertebrati, l'area appare nel complesso eccezionalmente ricca sotto il profilo faunistico. La fauna ittica è rappresentata tanto da una vasta gamma di specie marine che da quelle tipiche delle acque dolci, tra cui alcune tipicamente anadrome, come è ad esempio il caso della rara Cheppia Alosa fallax ed altre tipiche delle acque calme o stagnanti. Nelle aree marine, accanto a spigole, orate ed anguille i più numerosi sono indubbiamente cefali (Mugil sp. pl.) e passere Platichthys flesus italicus. Nelle acque salmastre si osserva Bufo viridis - foto K. Kravosfrequentemente il nono Aphanius fasciatus. Tra gli anfibi, oltre a Rana (Klepton) esculenta, sono presenti Bufo v. viridis. Bombina v. variegata ed Hyla intermedia, accanto a Rana latastei, Rana dalmatina, Triturus vulgaris e Triturus carnifex. Tra i rettili meritano particolare menzione Natrix natrix e soprattutto Natrix tessellata, qui spesso osservata a caccia di piccoli pesci anche in tratti marini relativamente Natrix - foto G. Luiprofondi. Gli uccelli rappresentano uno degli aspetti naturalistici di maggiore spicco, per numero e varietà di specie osservate (attualmente ben 317 sulle 500 considerate per l'avifauna italiana). Tra queste, molte sono migratrici e circa 100 sono (o sono state) anche nidificanti nell'area. Alcune specie eccezionalmente rare o accidentali a livello nazionale qui riscontrate sono ad esempio: Gavia immer, Branta ruficollis, Anser erythropus, Aquila heliaca, Vanellus gregarius, Calidris melanotos, Stercorarius skua, Motacilla citreola, Acrocephalus agricola, Phylloscopus proregulus, Phylloscopus schwarzi, Phylloscopus humei, Plectrophenax nivalis, Emberiza pusilla. Altre specie notevoli, più volte osservate presso la foce sono: Morus bassanus, Haliaetus albicilla, Aquila clanga, Aquila chrysaetos, Phoenicopterus ruber, Grus grus. Particolarmente numerose sono le specie in tale area presenti nel mese di aprile (180 rilevate finora), mentre il numero totale dei soggetti, considerando solo i "non passeriformi", può superare le 50.000 unità nel mese di novembre. Le specie in assoluto più abbondanti sono gli anatidi, tra cui dominano particolarmente il germano reale Anas platyrhynchos ed il fischione Anas penelope. Il cigno reale Cygnus olor e l'oca grigia Anser anser sono costantemente presenti con centinaia di soggetti, mentre Anser albifrons (oca lombardella) si segnala nei mesi più freddi dell'anno anche con stormi svernanti di oltre 3.000 individui. Rilevante è la presenza invernale, in aree marine, di alcuni anseriformi di origine nordica, come l'orco e l'orchetto marino (Melanitta fusca; M. nigra) mentre per l'edredone Somateria mollissima il primo caso di nidificazione accertato per il bacino del Mediterraneo si riferisce alla zona della foce dell'Isonzo. L'area fangosa delle velme accoglie notevoli stormi di limicoli in alimentazione, tra cui sono particolarmente caratteristici i chiurli (Numenius arquata, Numenius phaeopus), adottati anche quali specie simbolo della Riserva Naturale. Sugli isolotti della foce, anche grazie ad un costante servizio di sorveglianza, nidificano specie rilevanti per le zone costiere adriatiche quali la beccaccia di mare Haematopus ostralegus, il corriere piccolo Charadrius alexandrinus ed il fraticello Sterna albifrons, mentre è numerosa e costante la presenza del beccapesci Sterna sandvicensis. Nelle aree riallagate è notevole particolarmente la presenza di una colonia di cavaliere d'Italia Himantopus himantopus, mentre nelle aree a canneto sono presenti varie coppie in riproduzione di specie quali il tarabusino Ixobrychus minutus, cannaiola Acrocephalus scirpaceus e cannareccione Acrocephalus arundinaceus. Per quanto concerne i mammiferi si ricorda in particolare la presenza di numerosi caprioli, cinghiali e, quale elemento di maggiore interesse, della puzzola Putorius putorius e del gatto selvatico Felis sylvestris, specie quest'ultima recentemente confermata per l'area protetta considerata in senso stretto.


Cavaliere d'Italia - foto K. Kravos

Tarabusino - foto K. Kravos

Oche lombardelle - foto K. Kravos

Cavaliere d'Italia
Tarabusino Oche lombardelle




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