Osservazioni di Delfino (Delphinus delphis) nel Porto di Monfalcone e nel Golfo di Trieste


30 08 2010 - Delfini Porto Monfalcone Foto F. Perco


Fabio Perco



Osservazioni recenti e prolungate nel tempo di Delfino
(Delphinus delphis Linnaeus, 1758) nelle acque del Porto di Monfalcone e nel Golfo di Trieste.


Premessa

Il presente articolo riporta alcune notizie sulla prolungata presenza di 2-3 esemplari di Delphinus delphis nel bacino del Porto di Monfalcone (Gorizia – Italia) almeno a partire dal giugno 2010. Si suggerisce per tale specie, a scanso di equivoci, l’utilizzo del nome volgare di “Delfino”, senza ulteriori aggiunte, ovvero di “Delfino brevi-rostro” (Short-beaked Dolphin) al posto del più diffuso, ma alquanto fuorviante “Delfino comune”, definizione non più valida quanto meno nell’area Alto Adriatica.

Informazioni recenti e storiche
La prima osservazione documentata di due esemplari appartenenti alla specie Delphinus delphis, denominata di norma “Delfino comune”, nell’ambito ristretto del Porto di Monfalcone (Gorizia), risale all’11 giugno 2010 (oss. pers. di Paolo Amin e Francesca Marinelli - Capitaneria di Porto di
Delfini_Porto_Monfalcone_14-01-2011_foto_M_ZanollaMonfalcone). Successivamente i due soggetti, piuttosto confidenti, sono stati avvistati innumerevoli volte da svariati osservatori, in prevalenza da imbarcazioni, tenuto conto del fatto che l’area frequentata in ore diurne dai soggetti in questione risulta esser ben delimitata e ristretta alle zone Delfini_Porto_Monfalcone_14-01-2011_foto_M_Zanollamaggiormente profonde del bacino portuale, in corrispondenza del canale che lo collega con il mare aperto. Personalmente ho avuto modo di rivedere i due animali in varie occasioni, confermando la i dentificazione a livello di specie come Delphinus delphis già a suo tempo effettuata da Saul Ciriaco, Carlo Franzosini, Milena Tempesta, Franco Zuppa ed altri rilevatori della Riserva Marina di Miramare (ined.); nonchè da Tilen Genov di “Morigenos” (in litteris). A seguito di osservazioni personalmente condotte e da varie testimonianze raccolte (Marzio Braida, Lucio Ceschia, Nicola Ferri, Maurizio Zanolla ecc.) risulta che i due delfini, in ore notturne, frequentavano regolarmente per la ricerca del Delfini_Porto_Monfalcone_14-01-2011_foto_M_Zanollacibo le zone con fondali relativamente bassi che si diramano all’interno a partire dai siti preferenziali di presenza diurna. I due soggetti, apparentemente, hanno continuato a frequentare regolarmente le acque portuali e sono stati ulteriormente fotografati, sempre nel medesimo bacino, da parte di Maurizio Zanolla il 14 gennaio 2011. L’autore delle immagini, anche grazie alla intercessione di Gianpiero Lui (che ringrazio), ha quindi fornito alla Stazione Biologica la interessante documentazione Delfini_Porto_Monfalcone_14-01-2011_foto_M_Zanollafotografica che viene qui riprodotta e che, grazie ad alcuni caratteristici segni presenti sulla pinna dorsale dell’individuo di dimensioni maggiori, conferma trattarsi dei medesimi soggetti che, quanto meno da giugno 2010 (ma forse anche in precedenza), avevano iniziato a frequentare assiduamente il sito. Alle osservazioni sopra riportate va aggiunto che forse un terzo esemplare adulto avrebbe fatto la sua comparsa nel medesimo sito, facendosi ammirare e filmare da varie persone, confermando ulteriormente l’identità quale Delphinus delphis. Alcune riprese riportate su “You Tube” ed altri siti Internet evidenziano infatti il soggetto fotografato per intero, mentre precede l’imbarcazione seguendo l’onda di prua, circostanza che consente di osservare meglio e nel dettaglio la caratteristica colorazione del fianco di tale specie. Le osservazioni di questo soggetto che è stato finora possibile raccogliere si riferiscono per ora al 15 dicembre (M. Celio – ARPA-FVG) ed al 18 dicembre 2010 (Lunar 1960). Secondo alcuni, tuttavia, i soggetti in questione potrebbero essere in realtà solamente due in tutto e, nel caso di quello osservato singolarmente, si tratterebbe della medesima femmina adulta momentaneamente priva del piccolo (Franco Zuppa com. pers.). L'osservazione più recente dei due soggetti assieme, da noi sino ad ora raccolta, si riferisce al 6 febbraio 2011 (Zeno Gregorin, com.pers.).

Commento
La prolungata presenza (sino ad ora 8 mesi
10 09 2010 delfini di F. Percoalmeno) di due soggetti appartenenti alla specie Delphinus delphis all’interno del Porto di Monfalcone e nelle aree vicine del Golfo di Trieste è da ritenersi molto int eressante per svariati motivi. Va anzitutto sottolineato che gli animali presumibilmente non sono sempre rimasti, come da alcuni ritenuto, all’interno delle acque portuali, visto che i medesimi due soggetti assieme (uno adulto ed uno più piccolo) sono stati osservati da Alessandro Fattori (ex verbis) nella zona di mare poco profondo prospiciente Duino il 12 agosto 2010. Altre osservazioni meno dettagliate, fornite da vari testimoni, si riferiscono alla Baia di Panzano ed aree prossime alla Riserva naturale della Foce Isonzo, dove peraltro è stata ripetutamente documentata in passato la comparsa di esemplari singoli o piccoli gruppi di Tursiope (Tursiops truncatus).

Rarità attuale del Delfino “comune” nell’Alto Adriatico
Il Delfino cosiddetto “comune”, risulta essere in realtà, allo stato attuale, estremamente raro nell’Alto Adriatico, a seguito di una fase di decremento registrata grosso modo a partire dagli anni 70’ del secolo scorso. LAPINI et al (1996) riportano varie informazioni del passato, o più recenti (NINNI, 1904; VATOVA, 1932; PILLERI & GIHR, 1977; GELLINI et al., 1992), che fanno ritenere la specie anticamente numerosa anche nel Golfo di Trieste e solo successivamente rarefattasi al punto da considerarla virtualmente scomparsa negli ultimi 70 - 50 anni (BEARZI ET AL., 2004). CORNALIA nel 1870 affermava, a proposito di tale specie, che: “non è raro fin nei porti d’Italia di veder stuoli di delfini fare 10 09 2010 delfini di F. Percoi loro salti…” e più oltre, citando notizie avute dal TROIS di Venezia: “tengo che a Venezia il delfino comune non viene solo nel golfo, ma eziandio nei profondi canali della laguna…”. Rispetto a tali opinioni va tuttavia sottolineata la difficoltà a distinguere con esattezza le varie specie di delfini in natura e che la fuorviante denominazione di “Delfino comune” viene talvolta utilizzata per indicare questa o quella specie, a seconda dei casi, dai diportisti e dalle persone meno esperte alimentando la massima confusione possibile. Nell’Alto Adriatico, oltre al citato Tursiope, Delphinus delphis potrebbe facilmente essere confuso con la Stenella (Stenella coeruleoalba), più volte osservata, anche di recente, nel Golfo di Trieste (FRANCESE et al., 2007).Va anche sottolineato che ad una diminuzione di Delphinus delphis corrisponde a livello temporale un incremento del Tursiope (Tursiops truncatus) un tempo raro ed oggi stimato invece con una popolazione di un centinaio di soggetti, gravitanti nell’Alto Adriatico tra le coste italiane e quelle dell’Istria in Slovenia e Croazia (GENOV et al., 2008). A questi si aggiungono parecchi altri soggetti presenti nel Golfo del Quarnero e più in generale in Croazia (GOMERČIĆ et al., 1988; GENOV et al., 2008) e lungo le coste italiane. Il Tursiope è di dimensioni decisamente maggiori rispetto al Delfino “comune” ed alla Stenella (Tursiope: 3-4 m; Stenella: 2-2,5 m; Delfino: 2 m circa – NOTARBARTOLO & DEMMA, 1994) e dimostra potenzialmente una maggiore tolleranza nei confronti della presenza umana, se non perseguitato. La maggior parte dei casi di delfini addomesticati, non di rado divenuti spontaneamente mansueti anche senza un addestramento specifico da parte umana, si riferisce a tale specie, resa popolare da numerose opere cinematografiche e dalla circostanza di essere usualmente ospitati nei “delfinari”. Le peculiari caratteristiche comportamentali innate e fisiche del Tursiope potrebbero avere contribuito ad un fenomeno di progressiva vicarianza ecologica, accentuata dalla crescente antropizzazione degli spazi marini e dalla concorrenza alimentare con le altre specie meno adattabili, resa sempre più aspra dallo sfruttamento capillare delle risorse ittiche. Da parte dell’uomo.

Presenza in ambito portuale
La presenza per un periodo così prolungato di due soggetti, presumibilmente una femmina adulta ed il suo piccolo ai quali si sarebbe aggiunto più di recente un terzo esemplare adulto, in un ambito portuale molto attivo e rumoroso (tanto sott’acqua che fuori) appare decisamente insolita e degna della massima attenzione. Va sottolineato che la zona più frequentata ed alla quale si riferisce la maggior parte delle osservazioni, ovviamente diurne, si trova a ridosso del cantiere navale (Fincantieri), dove si fabbricano e sperimentano alcune tra le navi di maggiori dimensioni a livello Area di frequente presenza dei due delfini. 30 agosto 2010 foto F. Percomondiale (Carnival Dream, Queen Elizabeth ecc.), nonché lungo l’unica via nautica di collegamento col mare aperto, molto trafficata tanto da grosse navi che da medie e piccole imbarcazioni da diporto. Tale area, a fronte di una accentuata antropizzazione, presenta almeno due caratteristiche favorevoli, tra loro strettamente collegate, che potrebbero in buona misura spiegare la presenza dei soggetti di cui si tratta. La prima riguarda l’abbondanza di pesce che, da sempre, a quanto è dato sapere, caratterizza il bacino portuale; la seconda il divieto di pesca, in vigore già da qualche anno, imposto dalle autorità marittime competenti per motivi di sicurezza del traffico nautico. Il Porto di Monfalcone risulta ricavato nell’area di foce di due canali di una certa rilevanza: il “Valentinis” (che attraversa la città e rappresenta ciò che rimane di una antichissima foce del sistema fluviale Isonzo – Vipacco) ed il cosiddetto “Brancolo” (noto anche semplicemente come “CanaleIl porto di Monfalcone (GO)Navigabile”, collettore artificiale di acque di risorgiva predisposto dal Consorzio di Bonifica ed ultimato negli anni 60’). Ambedue i corsi d’acqua convogliano nel medesimo ampio bacino acque dolci in abbondanza, le quali si vanno a mescolare con quelle salate marine in una sorta di ampia “laguna”, interessata in prevalenza da fondali poco profondi e fangosi ma anche dotata di alcune zone a profondità notevoli (da – 9,5 fino a circa – 11 m), artificialmente ricavate e mantenute con opere di dragaggio funzionali alle attività portuali e di cantiere. Tali caratteristiche idrauliche e morfologiche, che assimilano l’area a quella di una grande foce fluviale, accoppiate con la presenza di scarichi di origine organica, rappresentano una ulteriore notevole attrazione per ingenti quantitativi di fauna ittica.
L’area della Baia di Panzano e delle zone prospicienti la foce del Timavo e dell’Isonzo era del resto nota anche in tempi andati, prima della nascita delle strutture portuali (riferibile all’inizio del secolo scorso) per la grande quantità di pesce (DEL BEN, 2001; POCAR, 1892). PARADISI (1989) e DORSI (1989, con documentazione fotografica) riportano più in particolare come, a seguito dello scavo di un ampio bacino per ricavare ghiaia da parte della Ditta Faccanoni, a partire dagli anni 20’ del secolo scorso, sia stata attivata una rituale grande pescata cumulativa con cadenza annuale, detta “tratta” (cessata nel 1977) che consentiva di raccogliere in uno spazio di tempo molto ridotto quantitativi impressionanti di pesci, prevalentemente, ma non esclusivamente, rappresentati dalle varie specie di “cefali” (generi: Mugil/Liza sp. pl.), allora più pregiate e ricercate sul mercato. Paradisi (l.c.) cita a tale proposito pescate misurate a « vagoni », equivalenti ciascuno a 100 quintali per una resa annuale media valutata in 18 vagoni, vale a dire 180.000 kg di pesce, con un massimo di 24 vagoni (240.000 kg.) registrati nel 1953.
Tali dati, di estremo interesse, spiegano ampiamente la ragione fondamentale della presenza prolungata attuale di delfini nell’ambito del bacino di cui si tratta, a fronte del divieto di pesca professionale in vigore. Rimane da giustificare la ragione della presenza di una specie quale è Delphinus delphis, di norma legato piuttosto ai banchi di pesce “azzurro”, reperibili in mare aperto, al posto delle altre specie maggiormente comuni e diffuse nell’area dell’Alto Adriatico.

(scarica i lavori di PARADISI 1989 e DORSI 1989)

Bibliografia
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FRANCESE M, PICCIULIN M., TEMPESTA M., ZUPPA F., MERSON E., INTINI A. & MAZZATENTA A., GENOV T., 2007. Occurence of Striped Dolphins (Stenella coeruleoalba) in the Gulf of Trieste. Annales. Ser. Hist. Nat. 17. 2: 185 – 190.
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Web: ARPA – FVG: monitoraggio marino costiero regionale. http://www.arpa.fvg.it/index.php?id=97&tx_ttnews[tt_news]=1016&tx_ttnews[backPid]=145&cHash=98e6cd4950
(Lunar 1960). http://wn.com/lunar1960#


 




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