Università di Trieste - Dipartimento di Scienze della vita


di Fabio Perco





La collaborazione col Dipartimento di Biologia dell’ Università di Trieste (oggi Dipartimento di Scienze della Vita - facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali) ha avuto inizio parecchi anni or sono; in pratica ben prima della fondazione ufficiale della Stazione Biologica Isola della Cona, avvenuta nel 2000, che prosegue le attività a suo tempo avviate degli Osservatori Faunistici provinciali, venuti a cessare nelle loro attività con la legge regionale n. 30 del dicembre 1999. Ne sono testimonianza le numerose tesi di laurea promosse ed ospitate, per quanto concerne gli studi sul campo, presso la Riserva Naturale in genere e l’area della Cona in particolare.


Il progetto Cigno reale


Più di recente, negli anni tra il 2006 ed il 2008 è stato cofinanziato un dottorato di ricerca avente per oggetto studi eco – etologici relativi alla specie Cigno reale (Cygnus olor). L’indagine, portata a termine da Nicola Ventolini, ha avuto il merito di fare chiarezza su vari aspetti in precedenza poco o per nulla conosciuti riguardanti la popolazione di tale specie da pochi anni affermatasi nell’Alto Adriatico. Era infatti opinione diffusa, in passato, che tale specie si fosse diffusa in tali aree, a fronte di una quasi totale assenza precedente, più che altro per effetto delle varie immissioni di soggetti, realizzate a più riprese e in varie zone dei litorali nord - adriatici. La cattura di alcune centinaia di soggetti, la marcatura e la successiva raccolta di dati effettuata grazie alle attività congiunte della SBIC e dell’Università di Trieste, ha invece consentito di appurare come una frazione rilevante dei soggetti presenti nell’area di studio faccia regolarmente la spola con aree anche molto distanti situate ben più a nord – est, in una vasta regione incentrata particolarmente tra Polonia ed Ungheria. Si è potuto quindi comprendere meglio ciò che già si poteva supporre e cioè che la propagazione del Cigno Cigni reali con collare foto K. Kravosreale nell’area alto – adriatica fosse anche da mettere anche in rapporto con la mutata legislazione e, in particolare con la piena protezione legale assicurata in Italia a partire dal dicembre del 1977, con la legge n. 968 di quell’anno. Tale legge prevedeva infatti la possibilità di sanzioni particolarmente gravi (al limite penali) per chi avesse abbattuto e poi trattenuto illegalmente le spoglie di un cigno o altra specie non cacciabile. In pratica i soggetti di provenienza locale o estera non correvano più il rischio di essere probabilmente abbattuti e potevano quindi liberamente insediarsi, dando vita a una popolazione che è divenuta via via sempre più numerosa negli anni. Senza voler qui esaurire (e neppure accennare) ai vari aspetti e risultati della citata ricerca (cui si rimanda nella sezione articoli scaricabili) vale la pena altresì di ricordare come alcuni importanti elementi di conoscenza siano anche stati acquisiti proprio per quanto attiene lo scarso successo riproduttivo locale della popolazione regionale della specie di cui si tratta, in larga misura riconducibile alla predazione da parte del Gabbiano reale (Larus - cfr. cachinnans - michahellis) in rapporto con la geomorfologia dei siti costiero – lagunari prescelti ed il comportamento aggressivo / territoriale, tipico di Cygnus olor. In pratica, nel particolare sito studiato intensivamente di Valle Cavanata, dove i cigni si riproducono (o tentano di farlo) in forma semi – coloniale, dopo la schiusa dei pulcini che avviene nell’ambito di territori tra loro ben distanziati, le singole coppie che si spostano nel tentativo di raggiungere siti più idonei alla alimentazione della prole, finiscono per interagire ingaggiando frequenti scontri. Durante tali schermaglie che interessano i soggetti adulti vien meno la sorveglianza nei confronti dei piccoli nati che, a loro volta, subiscono l’aggressività dei gabbiani reali, ivi insediati con una colonia attualmente (2010 - 2011) compresa tra 400 e 500 coppie all’incirca. Ulteriori importanti risultati si riferiscono alle dettagliate informazioni acquisite relativamente a: comportamento alimentare; spostamenti stagionali; aggressività intra e inter specifica ecc.

Analisi delle comunità macrozoobentoniche

A partire dal 2009, è stato cofinanziato un dottorato di ricerca che ha come oggetto lo studio delle comunità a macroinvertebrati bentonici nell’area denominata “il Ripristino”, a valle dell’Osservatorio della Marinetta. Questi organismi, per definizione invertebrati di dimensioni superiori al millimetro, sono rappresentati principalmente da Molluschi, Gasteropodi, Crostacei, Oligocheti e larve di Insetti che vivono almeno per una parte del loro ciclo vitale a contatto con il fondo negli ambienti acquatici (in questo caso d’acqua dolce). Nonostante essi costituiscano un importante elemento della fauna presente all’interno della Riserva, sono poche le informazioni a riguardo, sia dal punto di vista della struttura che dell’ecologia.
Lo scopo di questo studio è principalmente quello di analizzare la composizione e l’abbondanza di queste comunità in alcune stazioni del Ripristino, in relazione a vari fattori, tra cui la profondità, la temperatura dell’acqua, la copertura vegetale del substrato.
Il progetto prevede inoltre la misura del contenuto energetico dei taxa trovati più frequentemente e ritenuti i più rappresentativi nelle comunità esaminate. Tale misura riveste particolare interesse poiché i macroinvertebrati bentonici sono un importante anello della catena alimentare, in quanto costituiscono parte della dieta di altri animali presenti nella Riserva, quali ad esempio Uccelli e Pesci. Inoltre, i macroinvertebrati occupano tutti i ruoli trofici dei consumatori (carnivori, erbivori e detritivori), e pertanto il loro studio è utile per comprendere lo stato e la tipologia delle risorse.
L’area di studio rappresenta la porzione della Riserva meno “disturbata”, sia dalla presenza di visitatori che dalla presenza di personale, ed è caratterizzata da diversi microhabitat. Si tratta inoltre della zona che per prima è stata oggetto degli interventi di ripristino ambientale che hanno portato all’attuale aspetto della Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo.
Fino ad oggi sono state effettuate campagne di campionamento stagionali che hanno visto l’utilizzo di due tecniche: box corer manuale e trappole trofiche realizzate con foglie di Phragmites australis, che simulano il naturale accumulo di materiale organico vegetale.
I risultati finora ottenuti mostrano che le comunità a macroinvertebrati nelle stazioni esaminate sono costituite principalmente da Crostacei, Oligocheti e soprattutto da Insetti, questi ultimi rappresentati quasi totalmente da Ditteri appartenenti alla famiglia dei Chironomidi, taxon che è il più abbondante nelle comunità di tutte le stazioni. In particolare sono state rinvenute tre sottofamiglie di Chironomidi: Orthocladiinae, Tanypodinae e Chironominae. Quest’ultima sottofamiglia è la più abbondante, ed è rappresentata principalmente dalla tribù dei Chironomini, in particolare dal genere Chironomus (Meigen 1803). Allo scopo di determinare le specie di Chironomus presenti, sono state condotte indagini genetiche, effettuate in collaborazione con il CNR di Pallanza e con il DiPSA di Milano. Questi studi, indispensabili per determinare le specie appartenenti a questo genere, hanno evidenziato la presenza di Chironomus plumosus (Linnaeus, 1758) all’interno del Ripristino.

Lo studio si avvale inoltre della collaborazione, oltre che del personale della Riserva, dell’Università degli Studi del Salento, presso la quale verranno svolte le indagini sul contenuto energetico.




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