Ibis eremita

Fabio Perco


Note sulla recente presenza dell’ Ibis eremita Geronticus eremita
nel Friuli Venezia Giulia e all’Isola della Cona.

Il progetto di “migrazione guidata” con l’ Ibis eremita - Geronticus eremita (Linnaeus, 1758) ha avuto inizio nel 2003 con i primi voli sperimentali al seguito di deltaplani a motore.
Gli uccelli utilizzati provengono da svariati giardini zoologici a livello mondiale dove esistono più di 3000 soggetti e l’iniziativa ricade tra quelle promosse da un comitato internazionale per la salvaguardia di tale rara specie.
La specie, quasi estinta in natura, era migratrice in Europa nell’area alpina e nidificava in vari siti in Baviera, Svizzera, Austria e Italia nonchè, a quanto riportato da Konrad Gesner nel 1555, sulle pareti rocciose esistenti presso Pola in Istria (Gesner, 1555; Bauer et al., 1966). La presenza storica di questi uccelli nell’area istro - dalmata è poi documentata anche da altre fonti, tra cui forse la più rilevante (o più nota) si riferisce all’opera del naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi che, nel suo classico lavoro del 1599, riferisce di un “Phalacrocorax ex illyrio missus”, le cui fattezze riportate in una immagine assai dettagliata corrispondono esattamente a quelle di un Ibis eremita e non a quelle di un marangone o cormorano che dir si voglia. Phalacrocorax, del resto, significa letteralmente “corvo calvo”, appellativo, se vogliamo, decisamente più idoneo alla specie nota oggi con l’appellativo di Ibis eremita (Perco & Tout, 2001).

Dopo Gesner, che aveva denominato la specie a lui nota per averla vista personalmente in Svizzera: Corvus sylvaticus (Gesner, 1555), furono Rothschild, Hartert e Kleinschmidt, in un lavoro del 1897, a “riscoprire” l’identità di questo ibis (denominato Upupa eremita da Linneo nel 1758), e ribattezzato “Comatibis eremita” sulla base di soggetti osservati e raccolti a Birecik in Turchia, a poca distanza dal confine con la Siria.

Solo di recente è stato possibile anche appurare che la specie era conosciuta (quindi forse presente) in Slovenia ancora in tempi relativamente recenti fino all’inizio del XIX secolo, al punto da meritare un nome (Klavžar) e da essere inserita in una lista di controllo ufficiale elaborata da un eminente naturalista e mecenate dell’epoca: il Barone Žiga Zois (Jančar, 1999; Štumberger, 1999), noto anche come Sigmund Zois von Edelstein (Trieste, 23 novembre 1747 – Lubiana, 10 novembre 1819).

Successivamente a quest’epoca la specie, per quanto è dato sapere, risulta essersi totalmente estinta dall'areale europeo, mentre sopravvive (dopo un periodo di crescente rarefazione) con alcune centinaia di soggetti (fino a 500 circa: 102 coppie nidificanti secondo Chris Bowden, nel 2006: Birdlife International, 2010) concentrati a sud e a nord di Agadir (Marocco), lungo la costa atlantica.Forse meno di 5 soggetti, inoltre, risultano essere presenti tra la Siria e il Corno d’Africa, unici sopravvissuti in libertà della un tempo numerosissima popolazione orientale. Questi uccelli, la cui esistenza è stata solo pochi anni fa (2002) evidenziata grazie allo spirito di osservazione dell’italiano Gianluca Serra, membro di una spedizione archeologica a Palmira, migrano tutt’ora verso l'Arabia e al di là del Mar Rosso, dove trascorrono l’inverno. In questo caso si tratta di ciò che rimane di una popolazione che nidificava un tempo anche in Turchia a Birecik e che si estendeva fino all'Egitto, Tunisia ed Algeria. L’Ibis eremita era considerato uccello sacro dagli arabi e musulmani anche perchè segnava e seguiva, migrando, la via da e verso la Mecca.

Le cause dell'estinzione nell’areale storico europeo non sono chiare: hanno influito presumibilmente il prelievo dei pulcini dai nidi a scopo alimentare (praticato e documentato in alcune città, ad es. a Graz, Innsbruck, Salzburg ecc.); l'uccisione di soggetti per imbalsamarli; i pesticidi più di recente utilizzati in agricoltura e altre cause di origine ambientale, come ad esempio l’abbandono o la riduzione del pascolo su grandi estensioni e la conseguente minore diffusione di ampie praterie di origine secondaria, con vegetazione erbacea breve e ricca di prede ideali per tale specie (piccoli invertebrati).
Potrebbero ovviamente avere contribuito all’estinzione finale, direttamente o indirettamente, mutamenti climatici ma anche, forse, cause intrinseche alla specie: non ultimo la deriva genetica e il fenomeno del cosiddetto collo di bottiglia che possono essere all’origine di problemi collegati alla minore numerosità e conseguente isolamento degli individui che compongono una popolazione di animali.

Il progetto internazionale di salvaguardia si propone in sintesi di sperimentare le tecniche per insegnare una rotta migratoria dagli antichi siti riproduttivi localizzati lungo il corso del Danubio in Germania e Austria (presso Linz) alle aree di svernamento in Toscana, presso l’oasi WWF di Orbetello. In prospettiva esiste anche la possibilità che tali tecniche vengano impiegate tra la Siria ed il Corno d’Africa con analogo scopo. Si utilizzano per ora soggetti allevati a mano, dall'uovo, con la tecnica dello imprinting (apprendimento in fase sensibile). Gli uccelli abituati a genitori adottivi umani, ma anche a vivere all'interno di uno stormo formato dai propri simili per evitare la “malimpronta” ed accrescerne la socialità, seguono volando un paio di deltaplani a motore, sui quali siedono un pilota ed un "genitore adottivo", incaricato di mantenere visivamente e vocalmente il contatto con lo stormo, non sempre così obbediente e disciplinato come si vorrebbe.
Una delle conoscenze che derivano da anni di “prove ed errori” consiste nella consapevolezza che la rotta migratoria per questi uccelli (e probabilmente per molte altre specie che non si basano esclusivamente sull’istinto) viene appresa durante la prima migrazione, dal sito riproduttivo a quello post-riproduttivo (nel nostro caso di svernamento) al seguito dei genitori.

Soggetti che hanno superato i primi mesi di sviluppo dimostrano infatti una notevole resistenza all’apprendimento ovvero all’obbedienza ed alla disciplina necessarie per compiere un lungo e rischioso trasferimento, che in tutti i casi implicherebbe, in condizioni naturali, non pochi rischi e un notevole dispendio di energie.
Resta anche il fatto che, a quanto risulta dalla sperimentazione effettuata, nel caso almeno dell’Ibis eremita, la conoscenza di una rotta migratoria da seguire negli anni di propria iniziativa (quindi senza la guida di genitori, naturali o adottivi che siano) può non essere geneticamente fissata ma frutto esclusivo o parziale di apprendimento.
In vari casi, infatti, gli uccelli liberi di spostarsi a loro piacimento dalla Toscana hanno fatto ritorno nei pressi dei luoghi d’origine, talora confermando con la loro presenza in vari siti ubicati lungo la rotta come le difficoltà incontrate durante il fondamentale primo volo si possano riflettere su carenze di apprendimento di varia natura.

E’ il caso di alcuni soggetti che, in ormai numerose occasioni, si sono dispersi in Friuli dimostrando la propria incapacità (o mancanza di volontà) di valicare le Alpi: conseguenza del fatto – almeno così si ritiene - che proprio questi particolari soggetti, a causa di eventi meteorologici avversi, avevano compiuto quel tratto chiusi in un trasportino e a bordo di un auto, anziché in volo alto nel cielo, assieme ai propri compagni.


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Per il 2010 si è trattato di 14 soggetti (su 16 iniziali), partiti da Burghausen in Baviera lungo il Danubio ed approdati pochi giorni dopo a Gorizia.
Gli uccelli, guidati da due paragliders (più idonei per la minore velocità dei deltaplani utilizzati nei primi tentativi) hanno poi proseguito per Orbetello passando pre il Veneto e l'Emilia – Romagna in quella che, a detta del Waldrappteam (Waldrapp è il termine di norma utilizzato in lingua tedesca per indicare la specie) e del suo leader Johannes Fritz è stata la migrazione guidata dall’uomo più efficace e veloce, quasi senza intoppi, mai sino ad ora compiuta.

Dopo circa tre anni in Toscana, divenuti sessualmente adulti, vale a dire in grado di riprodursi, ci si aspetta che gli Ibis tornino spontaneamente verso i siti alpini di provenienza. Nel caso di quelli trasferiti negli anni precedenti, come si è detto a causa di incidenti di percorso (peraltro utili… per una migliore comprensione dei fenomeni di apprendimento legati alla migrazione) 5 soggetti tra quelli “dispersi” in Friuli sono stati provvisoriamente ospitati presso la Riserva Naturale Foce Isonzo, alla Cona. Al sopraggiungere della stagione autunnale tali soggetti sono stati poi trasferiti ad Orbetello dove hanno raggiunto gli altri arrivati in volo e quelli presenti dai precedenti anni.

L’operazione ricade nell’ambito di un complesso protocollo di monitoraggio e ricerca seguito puntigliosamente da parte dell'Istituto Konrad Lorenz di Gruenau che fa poi capo all'Università di Vienna (Prof. Kurt Kotrschal) e sulla base della collaborazione da molti anni avviata con la Stazione Biologica Isola della Cona.

Poiché il progetto prosegue ci si aspetta che nel prossimo futuro la presenza, per ora solo sporadica, di questa specie gravemente minacciata d’estinzione a livello globale, possa divenire sempre più frequente, quanto meno nell’ambito della regione alto – adriatica, ivi inclusi il Friuli – Venezia Giulia e la Slovenia.

Bibliografia essenziale:
Aldrovandi, U. 1599 – 1603. Ornithologia, sive avium historia. Libri XX, t. 3. Bononiae, apud Franciscus de Franciscis, in folio.
Bauer, K.M., Glutz von Blotzheim, U.N. 1966. Handuch der Voegel Mitteleuropas. Ak. Verlagsgesellschaft – Frankfurt am Main.
BirdLife International (2010) Species factsheet:Geronticus eremita. Downloaded from http://www.birdlife.org on 29/11/2010.

Gesner, C. 1555. Historia animalium. III De Avibus. (First latin edition). 1582.Vogelbuch.1617, (second latin edition).
Jančar, T. 1999. Nomenclatura carniolica by Baron Žiga Zois – on 200th anniversary of his manuscript. Acrocephalus 20 (94-96): 71 – 86.
Perco F., Tout P. 2001. “Notes on recent discoveries regarding the presence of the Northern Bald Ibis Geronticus eremita in the Upper Adriatic Region – Zapiski o nedavnih odkritjih znamenj o pojavljanju klavžarja Geronticus eremita v obmo
čju gornjega jadrana” Acrocephalus 22 (106-107): 81 – 87.
Rothschild, W., E. Hartert, O., Kleinschmidt. 1897. “Comatibis eremita (Linn.), a european bird.” Novitates Zoologicae. IV: 371-380.
Štumberger, B. 1999. Bald Ibis message. Acrocephalus 20 (94-96): 69-70.




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